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02/09/2014
 Una recensione del libro di Alan Ayckbourn L'ingegnosa arte del fare teatro a cura di Donatella Codonesu è stata pubblicata sulla rivista online Teatroteatro.it…
07/08/2014
Cari amici, la casa editrice chiude per le vacanze dall'8 al 29 agosto e riapre lunedì 1 settembre. Gli ordini per i libri saranno regolarmente registrati…
01/08/2014
Scuola di alta formazione per sceneggiatori di cinema e serie tv Sesta Edizione Febbraio – Giugno 2015 Si sono aperte le selezioni per la VI Edizione che…
30/07/2014
Sulla rivista di Magistratura democratica, Questione giustizia, è uscita una recensione del libro di Valentina Tocchi, Fare un'intervista.Piccolo manuale…
18/07/2014
SABATO 19 LUGLIO dalle ore18 alle 21 presso LE TERRAZZE - Palazzo Congressi EUR, RomaAUDIZIONI GRATUITE per IL POTERE DELL'ATTORE di IVANA CHUBBUCK a cura della…
17/07/2014
Una recensione di Luigi La Spina su La Stampa del 17 luglio 2014 sul libro Per fare il sindaco. Idee storie e strumenti di Valentino Castellani con Matteo Bagnasco.…
14/07/2014
Si distende in ventitré brevi capitoli questa autobiografia che ci racconta la vita e l’arte rivoluzionaria di una pioniera della danza moderna come…
11/07/2014
La SCUOLA DI ALTA FORMAZIONE PER SCENEGGIATORI DI CINEMA E SERIE TV, lancia il WORKSHOP rivolto ad aspiranti scrittori di nuove serie televisive. Presentato sabato…
26/06/2014
  L'edizione 2014 Summer School alle Scuole Civiche di Milano Scuola di Cinema e Televisione comprende un programma di corsi intensivi brevi, a carattere …
26/06/2014
Ivana Chubbuck, autrice del libro da noi edito Il potere dell’attore. Tecnica ed esercizi torna quest’anno a Roma per svolgere 2 Workshop nei giorni…
03/06/2014
Cari amici,il 10 luglio uscirà nella collana Voci e volti dello spettacolo L'ingegnosa arte del fare teatro di Alan Ayckbourn.Ayckbourn, drammaturgo e regista…
03/06/2014
Cari amici,da giugno saranno nuovamente disponibili due importanti titoli di cinema in una nuova veste grafica: i due volumi di Shot by shot (precedentemente intitolato…
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Il potere dell'attore
04/09/2014 -

21-24 settembre 2014 CENTRO CULTURALE ELSA MORANTE

Piazza Elsa Morante, Roma


IL POTERE DELL’ATTORE

2 workshop di recitazione con Ivana Chubbuck


Nei suoi 25 anni di carriera Ivana Chubbuck ha lavorato e formato oltre cento delle star più rispettate nel panorama Hollywoodiano e mondiale, migliaia di attori vincitori o nominati per Academy Awards, Emmys, Golden Globes e Tonys.

Offerte
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Di Daniel Arijon
Grammatica del linguaggio cinematografico
        "La conoscenza delle regole del linguaggio cinematografico ci fornisce la tecnica, e la tecnica è uno dei beni più preziosi di un cineasta. Essa ci serve costantemente per sostenere il nostro lavoro, persino quando ci viene a mancare l'elemento più essenziale: l'immaginazione. Se ci basiamo solo sulla tecnica e facciamo a meno dell'immaginazione, il nostro lavoro diventerà meccanico. Se ci basiamo solo sull'immaginazione ed ignoriamo la
Di Daniel Arijon
Grammatica del linguaggio cinematografico
          "La conoscenza delle regole del linguaggio cinematografico ci fornisce la tecnica, e la tecnica è uno dei beni più preziosi di un cineasta. Essa ci serve costantemente per sostenere il nostro lavoro, persino quando ci viene a mancare l'elemento più essenziale: l'immaginazione. Se ci basiamo solo sulla tecnica e facciamo a meno dell'immaginazione, il nostro lavoro diventerà meccanico. Se ci basiamo solo sull'immaginazione ed ignoriamo
Di Christian Uva
Con le testimonianze di professionisti dall'Italia e dal mondo
        Inaugurata nel contesto dei visual effects e dell’editing, nel giro di pochissimi anni la tecnologia digitale ha invaso anche i set cinematografici. Dallo standard “domestico” del MiniDV all’ultratecnologico HD, la ripresa in digitale ha progressivamente affiancato, e in buona parte sostituito, quella operata con la tradizionale pellicola. Per dare conto di tale scenario il libro si compone di una prima parte tesa a specificare e spiegare l’uso
Di Michael Rabiger. A cura di Dino Audino, Giovanna Guidoni
Manuale pratico di regia: dall'idea alla sceneggiatura, al casting.
        Nella sua essenza girare un film consiste nel fare le riprese, ma il cinema non è un semplice atto fotografico. È il processo complessivo, produttivo e artistico, che consiste nel partire da una storia e – attraverso azioni, sottotesto emotivo, tono, colori, scenari e atmosfere – renderla in termini visivi. Questo libro, assolutamente straordinario per la mole di esperienze, consigli e conoscenze che trasmette, segue passo dopo passo
Di Michael Rabiger. A cura di Dino Audino, Giovanna Guidoni
Manuale pratico di regia: dalla recitazione alle riprese e al montaggio
        Nella sua essenza girare un film consiste nel fare le riprese, ma il cinema non è un semplice atto fotografico. È il processo complessivo, produttivo e artistico, che consiste nel partire da una storia e - attraverso azioni, sottotesto emotivo, tono, colori, scenari e atmosfere - renderla in termini visivi. Questo libro, assolutamente straordinario per la mole di esperienze, consigli e conoscenze che trasmette, segue passo dopo passo ogni fase del lavoro
Di John Truby
I ventidue passi che strutturano un grande script
        Questo è uno dei rarissimi libri che nascono essendo già dei classici. Vedono la luce, cioè, dopo anni in cui la profondità delle ricerche svolte e l’efficacia didattica dell’insegnamento hanno reso celebre nell’ambiente il nome dell’autore. Sicché quando tutto ciò si solidifica e prende forma in un libro, già sono migliaia le persone pronte a riceverlo. Anatomia di una storia di John Truby è
Di Lajos Egri. Traduzione di Valeria Brucoli
Creare e scrivere caratteri di grande spessore e forte impatto emotivo
      Non esiste una buona storia senza un buon personaggio. Ma come creare caratteri capaci di coinvolgere il lettore/spettatore nelle loro avventure e di suscitare emozioni tanto potenti così da rimanere impresse nella memoria? Da questo libro non aspettatevi una risposta basata su regolette o prescrizioni, né consigli, e neppure analisi di personaggi ben riusciti creati da altri scrittori. No, la risposta di Egri, un po' socratica, è semplice: osservare sé
Di Lajos Egri. Prefazione di Stefano Reali
«Il migliore libro mai scritto sulla materia, e io ce li ho tutti» (Woody Allen)
      È la prima volta che leggo un libro che mi dice perché un play non funzionerà in scena, e tutto questo molto tempo prima che io abbia firmato contratti con artisti ben pagati e che abbia messo in moto una produzione che mi costerà quanto una villa a Long Island. Gilbert Miller, produttore teatrale Continuo a pensare che sia il libro più stimolante, il migliore mai scritto sulla materia, e io ce li ho tutti.  Woody Allen, regista e
Di Lee Strasberg. A cura di Paolo Asso
Le registrazioni originali di un'esperienza mitica
        L’Actors Studio di Lee Strasberg rapppresenta un’esperienza leggendaria nel mondo del teatro e del cinema. Probabilmente non c’è scuola di recitazione più famosa e straordinaria se si considerano i risultati raggiunti dagli attori che l’hanno frequentata, da Marilyn Monroe a Jane Fonda a Sally Field, da Paul Newman a Al Pacino e Dustin Hoffman. Il testo che presentiamo qui è altrettanto straordinario e raccoglie centinaia
Di Michail Cechov. A cura di Mala Powers. Traduzione di Roberto Cruciani
Come lavorare sul personaggio. Lezioni ed esercizi del grande allievo di Stanislavskij
        L’attore comincia ad esplorare il copione e, nel farlo, deve esplorare se stesso. Tutte le battute, tutte le situazioni che si trovano nell’opera sono silenziose per l’attore finché non trova se stesso dietro di loro, non come un lettore con un buon gusto artistico, ma come un attore la cui responsabilità è di tradurre il linguaggio dell’autore in quello dell’attore. La parola scritta deve diventare parola parlata.
Di Blain Brown. Traduzione di Roberto Cruciani
Inquadrature, obiettivi, continuity
          Questo libro affronta tutti gli aspetti concernenti la ripresa filmica e più in generale la fotografia applicata a qualsiasi tipo di prodotto audiovisivo e descrive in modo puntuale e ricco di esempi i principi teorici, le metodologie e le tecniche essenziali di questo reparto. Il primo volume del libro tratta i concetti essenziali riguardanti l'utilizzo della macchina da presa (le inquadrature, le ottiche, la continuity), fondamentali non solo per il
Di Blain Brown. Traduzione di Maurizio Gennaro
Luce, colore, illuminazione
          Questo libro affronta tutti gli aspetti concernenti la ripresa filmica e più in generale la fotografia applicata a qualsiasi tipo di prodotto audiovisivo e descrive in modo puntuale e ricco di esempi i principi teorici, le metodologie e le tecniche essenziali di questo reparto. Il primo volume del libro tratta i concetti essenziali riguardanti l'utilizzo della macchina da presa (le inquadrature, le ottiche, la continuity), fondamentali non solo per il
Di Neil Fraser
Come creare luci, ombre e atmosfere sul palco, sul set e in qualsiasi ambiente
    In questo libro vengono descritti tutti gli aspetti fondamentali – tecnici e creativi – del lavoro del tecnico delle luci e del lighting designer nel teatro e nel cinema. Il metodo d’indagine utilizzato dall’autore per descrivere le fasi e le regole più utilizzate dagli addetti ai lavori guida il lettore attraverso l’esperienza pratica tipica del mestiere, con esercizi, simulazioni e box informativi utili per fermare i concetti più importanti
Di Benedetta Dalai
Per conoscere lo spazio teatrale: manuale ad uso di addetti, studenti e appassionati
        Da più parti e da tempo si sentiva in Italia l’esigenza di un manuale di scenotecnica semplice, basilare, che facilitasse a studenti e appassionati di teatro l’apprendimento dell’affascinante arte dell’allestimento del palcoscenico. In questo libro la scenotecnica – ovvero l’arte di costruire, montare e movimentare tramite appositi meccanismi le scenografie per il teatro e altre forme di spettacolo – viene descritta
Di Benedetta Dalai
L’idea, il progetto, il disegno tecnico
      Come si fa una scenografia? Come formulare al meglio un progetto scenografico per essere compresi da registi, produttori, costruttori, pittori, realizzatori e tecnici? Le scenografie più riuscite sono quelle che restano indivisibili dallo spettacolo che hanno accolto, quelle che hanno comunicato un’emozione allo spettatore al pari della narrazione, della regia e dell’intensità degli interpreti. La scenografia diventa in questi casi personaggio essa
Di Benedetta Dalai
La costruzione, la decorazione e la pittura teatrale in laboratorio
          Dopo il Manuale pratico di scenografia vol. I, che si concentrava sul progetto scenografico, ecco la seconda parte dedicata alla realizzazione della scena teatrale. Ci si addentra nel laboratorio scenografico e si viene guidati all’apprendimento delle tecniche e dei segreti di falegnami, attrezzisti e pittori di scena. Si impara a distinguere il legname, gli attrezzi, i macchinari e il loro utilizzo per creare quinte, praticabili, scale, così come
Di Franco Fraternale
Come scrivere una scena
            Se vi dicessero La corazzata Potëmkin, Psycho e Taxi Driver, a cosa pensereste? Siate sinceri: pensereste alla scena della carrozzina, alla scena della doccia e alla scena del «Dici a me?» davanti allo specchio. Il fatto è che, per quanto la storia sia coinvolgente, per quanto l’intreccio sia ben congegnato, per quanto possa essere originale l’assunto delle premesse drammatiche, ciò che per primo ricordiamo
Di Giovanni Covini
Analisi dei meccanismi profondi che rendono grandi i personaggi e le storie
          Sono molte le professioni della scrittura. E gli strumenti per riuscire a scrivere in modo professionale sono sempre più a disposizione di tutti. Ma c’è qualcosa che dà lo scarto e rappresenta il salto di livello. Qualcosa che nei libri non c’è. La consapevolezza profonda che la storia che racconti è un’identità a sé e va trattata per quel che veramente è: una creatura vivente. Ha
Di Noël Carroll. Traduzione di Jusi Loreti
Dalle teorie del primo Novecento all'estetica del cinema dei nostri giorni
        Nonostante sia nata all’inizio del Novecento, la filosofia del cinema è diventata una fiorente branca della filosofia solo a partire dagli anni Ottanta, quando ha raccolto e proseguito il lavoro della teoria cinematografica, cui è sempre stata intrecciata. Molti dei temi trattati in questo libro riflettono infatti l’eredità lasciata dalla teoria cinematografica tradizionale alla filosofia del cinema contemporanea. L’autore pone
Di Louise DeSalvo. Traduzione di Alice Crocella
Un manuale di scrittura, uno strumento terapeutico. Un cult book della scrittura come terapia
        Louise DeSalvo, docente universitaria e principale esponente del genere “memoir”, propone un testo che si presenta insieme come manuale di scrittura, testimonianza personale e strumento terapeutico. Un testo, quindi, che può interessare sia il singolo scrittore, o aspirante tale, che voglia sperimentare le potenzialità della scrittura come strumento di conoscenza di sé, di crescita personale e di superamento dei traumi, sia il tecnico
Di Roberto Moliterni
Ovvero l'arte di arrangiarsi nello scrivere, trovare i soldi, produrre e girare. Aggiornato al 2014
          Fare un corto è quasi sempre la prima esperienza per avvicinarsi al cinema ed è anche il primo momento in cui si sperimentano l’importanza e la bellezza di lavorare insieme a un progetto creativo. Grazie alla fitta rete di festival nati in tutta Italia, il cortometraggio ha smesso di essere un esercizio del tutto personale ed è diventato un contenitore espressivo fortemente codificato e condiviso. Ma fra gli intenti e il risultato
Di Ivana Chubbuck. A cura di Valentina Leotta, Alessandro Piersimoni. Traduzione di Valeria Brucoli
Tecnica ed esercizi
        «Ivana Chubbuck è la più grande insegnante di recitazione del XXI secolo […] I metodi di insegnamento che ha creato completano e competono allo stesso tempo con quelli dei grandi maestri del passato […] Grazie al suo aiuto la mia carriera e l’intensità del mio lavoro sono totalmente cambiate.» (Halle Berry) «Ho scoperto un corso a Los Angeles con un’insegnante meravigliosa, Ivana Chubbuck. Ivana mi ha
Di Sanford Meisner. A cura di Anna Maria Cianciulli
Introduzione di Sydney Pollack
          Sanford Meisner, scomparso nel 1997, è il più stimato e conosciuto insegnante di recitazione degli Stati Uniti. Il Maestro ha formato generazioni di star e registi internazionali, come Grace Kelly, Gregory Peck, Steve McQueen, Joanne Woodward, Lee Grant, Peter Falk, James Caan, Anne Jackson, Eli Wallach, Robert Duvall, Diane Keaton, Jon Voight, Jeff Goldblum, Sydney Pollack, Bob Fosse, John Frankenheimer, Mark Rydell, David Mamet, John Cassavetes
Di Elisabetta Antico, Paola Romoli Venturi. Prefazione di Marco Tullio Giordana
Il lavoro del costumista
              Il mestiere del costumista sembra un mestiere fatto solo di fantasia e creatività, ma in realtà è un lavoro pratico, che richiede organizzazione e concretezza. Le autrici, attraverso le loro esperienze, lo raccontano nei suoi diversi aspetti, dalla formazione alla progettazione, illustrando le varie fasi della produzione di uno spettacolo o di un film, fino al lavoro sul set.Dice nella prefazione Marco Tullio Giordana: «Tante
Di Elisabetta Antico, Paola Romoli Venturi
Gli spazi e i materiali
        Il mestiere del costumista sembra un mestiere fatto solo di fantasia e creatività, ma in realtà è un lavoro pratico, che richiede organizzazione e concretezza. Le autrici, attraverso le loro esperienze, lo raccontano nei suoi diversi aspetti, dalla formazione alla progettazione, illustrando le varie fasi della produzione di uno spettacolo o di un film, fino al lavoro sul set.Dice nella prefazione Marco Tullio Giordana: «Tante volte tocca combattere
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Di Lorenzo Hendel. Prefazione di Carlo Lucarelli
Strutture narrative e esperienze produttive per raccontare la realtà
18.00 €
Ordinabile
via email
disponibile dal 9/10/2014
Strutture narrative e esperienze produttive per raccontare la realtà
Di Riccardo La Barbera
I principi della teoria musicale e la pratica per iniziare a suonare
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I principi della teoria musicale e la pratica per iniziare a suonare
Di Michael Caine
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disponibile dal 0/10/2014
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Il grande Simenon
04/09/2014 -

Cari amici,
leggendo "L'età del romanzo" di Georges Simenon, siamo stati colpiti dal seguente brano. E abbiamo deciso di condividerlo con voi:

 

Rivedo Colette, la grande Colette, che allora era direttrice letteraria del Martin, e alla quale portai i miei primi racconti.

«Vedi, ragazzo mio, è troppo letterario, veramente troppo letterario».

Adorabile Colette che ha trovato questo meraviglioso eufemismo! Letterario, significava che era pretenzioso, insopportabilmente pretenzioso.

Avevo l’ambizione, insomma, di racchiudere il mondo ancora palpitante in un racconto di una colonna e mezza e sarei stato indignato se mi avessero fatto notare che il pubblico chiedeva semplicemente che gli si raccontasse una storia. Una storia, figuratevi! Abbassarmi a raccontare una storia! Mentre avevo un universo in me ed era quell’universo che volevo esprimere!

Tornavo ogni settimana al Martin con nuovi racconti, e Colette non si stancava.

«Ancora troppo letterario, ragazzo mio... Occorre mettersi alla portata del pubblico... Un giornale si legge nell’autobus, nella metropolitana... Il lettore non ha tempo per digerire la grande letteratura...».

Recentemente ho ritrovato, in un dossier che recava la scritta “Rifiutati”, i racconti che avevo l’incoscienza di sottoporre a quella donna meravigliosa e solo in quel momento ho capito quanto era stata meravigliosa.

E poi il miracolo è avvenuto: ho finito per capire. Ci ho impiegato mesi e mesi.

«Ancora un po’ troppo letteratura, ragazzo mio... una storia! Racconta semplicemente una storia... Il resto verrà in sovrappiù...».

Il giorno in cui ho capito, ho smesso di andare al Martin perché mi vergognavo, e ho rivisto Colette, da amica, solo molti anni dopo. Dovevo imparare a raccontare una storia.

 

Quell’apprendistato è durato dieci anni e non sono affatto sicuro che a quest’ora sia del tutto concluso.

Raccontare storie, cioè vite di uomini... In altri termini, fare rivivere degli uomini, racchiudere quanto possibile di umano nelle duecento o cinquecento pagine di un libro... Più invecchio, più scrivo, e più mi rendo conto di quanto ciò sia presuntuoso. Così presuntuoso che ho trovato solo una parola – non scambiatele assolutamente per un blasfemo – solo una parola, dicevo, per esprimere il mio pensiero:

«Il romanziere perfetto dovrebbe essere una sorta di Padre Eterno...».

Creare degli uomini... portare di peso un mondo... Un personaggio di Balzac, di Dickens, di Poe, di Dostoevskij non è forse reale quanto quelli che si incontrano per strada?

Non vi è forse meglio nota Madame Bovary della più intima delle vostre amiche?

E tuttavia Colette mi diceva:

«Soprattuto niente letteratura!».

E aveva ragione.

Raccontare una storia, innanzitutto, semplicemente, con l’applicazione dell’ebanista davanti al banco di lavoro. Il miracolo sarebbe avvenuto oppure no, il resto mi sarebbe stato dato oppure no in sovrappiù. Ero così umile, all’improvviso, dopo essere stato così orgoglioso, che scelsi per raccontare le mie storie, la gente più semplice.

Una mattina comprai in edicola tutto ciò che potei trovare quanto a romanzi popolari, romanzi d’appendice a buon mercato. Ne esisteva in quell’epoca una quantità incredibile, e di tutti i tipi. C’era il romanzo per la sartina e il romanzo per la dattilografa, il dramma spaventoso per le portinaie e le storie all’acqua di rosa per le giovani pallide. C’erano anche i romanzi d’avventura per ragazzini, le storie d’Indiani, di bucanieri o di pirati, i banditi senza scrupoli e i ladri gentiluomini. Scoprivo una vera industria con un numero considerevole di prodotti ben determinati, standardizzati, come diremmo oggi, dal piccolo periodico di poche pagine, da venticinque centesimi, fino al grosso romanzo popolare, dalle righe fitte, stampato su carta ruvida, da un franco e novantacinque.

Questa gamma di prodotti, imparai a fabbricarla cominciando dal più umile, il romanzo che la sartina si mette in borsetta e che la fa piangere, fino alla storia patetica che occupa per sei mesi l’ultima pagina del quotidiano. Non me ne vergogno più oggi. Al contrario. Vi confesso che quell’epoca è probabilmente quella della mia vita che ricorderò con più tenerezza, persino con nostalgia. Certamente, in quel momento, non mi vantavo delle mie opere che firmavo con sedici diversi pseudonimi. E avevo bisogno, per camminare a testa alta, di ripetermi che Balzac e alcuni altri avevano iniziato allo stesso modo. La modestia ci viene solo con l’età ed è probabilmente giusto che sia così.

Ero un fabbricante, un artigiano. Come un artigiano, passavo ogni settimana a prendere le ordinazioni presso quegli industriali che sono gli editori di romanzi popolari. E come un artigiano, finivo per calcolare la mia tariffa secondo il rendimento orario.

«Ecco, mi dicevo, posso, a macchina, scrivere ottanta pagine al giorno lavorando otto ore. Ossia tre giorni per un romanzo d’avventura di diecimila righe, a millecinquecento franchi, sei giorni per un romanzo d’amore di ventimila righe a tremila franchi...».

E programmavo il mio bilancio. Con tot migliaia di righe all’anno, ossia tot ore di lavoro, mi potevo fare la macchina. Superate le tot ore, era la barca di cui avevo una voglia pazza, la crociera, le strade del mondo si aprivano per me.

Questo è uno degli aspetti della questione. Volevo vivere, capite. Non per me, per semplice appetito di vita, ma perchè mi rendevo conto che solo ciò che si è vissuto in prima persona può essere trasmesso agli altri mediante la letteratura. Dovevo conoscere il mondo in tutti i modi, orizzontalmente e verticalmente, intendo conoscerlo nella sua estensione, prendere contatto con i paesi e le razze, con i climi e i costumi, ma anche penetrarlo verticalmente, ossia avere accesso ai vari strati sociali, essere a mio agio tanto in una piccola osteria di pescatori che in una fiera del bestiame o nel salotto di un banchiere.

E, a proposito di banchieri, permettetemi di ricordare un motto – forse abbastanza ingenuo anch’esso – che dicevo in quell’epoca:

«Non troverete banchieri nei miei libri che quando avrò preso l’uovo à la coque della mattina con uno di loro».

Vivere, lo ripeto, vivere intensamente.

Vivere per, più tardi, impastare altra vita.

Vivere per raccontare delle storie.